Eccoci, anche il Circonauta Festival 2020, da realizzarsi il 29 agosto, rientra fra gli eventi annullati causa covid-19 nonostante l’impegno profuso per far sì che il festival si svolgesse nella massima tranquillità, nel rispetto delle disposizioni anti covid contenute nelle ordinanze che regolamentano lo svolgimento degli spettacoli dal vivo.

Noi abbiamo sempre creduto che il comparto cultura non dovesse restare mortificato dalla ripresa successiva al lockdown e abbiamo, in questi mesi, lavorato a dare al nostro progetto un’identità compatibile con i tempi che corrono, ponendo particolare attenzione nel contingentamento delle piazze e nella predisposizione di tutte le misure di protezione richieste, prevedendo un’edizione più “morigerata” ed in sicurezza. Ma questo non è bastato, considerato il meccanismo burocratico e politico che è intervenuto, schiacciato dalla contingenza degli eventi pandemici che stanno allarmando il territorio: tutto ciò ha portato il festival a trovarsi in situazioni di incertezza e indecisione tanto da costringerci ad annullare l’evento a pochi giorni dalla data prevista. Peccato. In quest’annata così triste Circonauta poteva avere delle valenze che andavano ben oltre il mero evento festivaliero.
Le motivazioni che ci avevano portato a voler realizzare questa edizione con tutte le nostre forze, nascevano dalla necessità di voler dare anche noi un contributo alla ripresa di un settore ormai in ginocchio, dove tutti gli operatori si sono adoperati con intelligenza e sensibilità per garantire che si potessero svolgere eventi culturali, dalla musica al teatro, in questo caso il circo contemporaneo, in condizioni di adeguatezza ai tempi correnti. Perché non è giusto che un popolo festaiolo cui sono state riservate durante tutta l’estate piazze e strade in maniera indiscriminata, non debba essere anche direzionato verso contenuti ed esigenze differenti. Ci poniamo domande sul perché il settore terziario debba essere salvaguardato a discapito della crescita intellettuale della popolazione, considerato l’avallo all’apertura di discoteche, barconi trasformati in disco club e lidi stracolmi e fuori controllo. Perché sì al sollazzo di un pubblico che affolla beatamente bar e ristoranti a discapito di piazze e teatri all’aperto, ordinatamente allestiti per “nutrire” un pubblico “differente”? Il settore Cultura non crea forse un importante indotto economico sul paese? Senza qui voler giudicare – e lo si potrebbe fare – rivendichiamo l’esigenza di volerci pensanti, curiosi e vivi.
Comprendiamo del resto le apprensioni e la difficile posizione dell’ Amministrazione Comunale di Nardò rispetto al tema della tutela della salute pubblica. Tema che stava a cuore anche a noi. Ma non possiamo non rilevare il gioco perverso tra enti e istituzioni con il consueto ping-pong che ha visto soccombere il lavoro di un anno e sebbene il nostro progetto organizzativo avesse superato il vaglio dell’ autorità preposta.
Abbiamo sperato di riuscire a concludere un percorso durato un anno fra mille difficoltà e questo è soltanto un arrivederci ed un grazie, soprattutto agli artisti che ci hanno accompagnato, ai lavoratori che hanno incrociato le dita, al Teatro Pubblico Pugliese, che ci ha sostenuto senza remore in questi difficili giorni.
Ci vediamo presto! Que viva el Circo!